Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.
Cerca
 
 

Risultati per:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Forum

Gli ANNUNAKI ( da Alessandro Demontis )

Andare in basso

Gli ANNUNAKI ( da Alessandro Demontis ) Empty Gli ANNUNAKI ( da Alessandro Demontis )

Messaggio  Ospite Ven Giu 01, 2012 2:19 pm

Gli ANNUNAKI ( da Alessandro Demontis ) Annuna10


GLI ANNUNAKI , NEPHILIM ; ESSERI VENUTI DALLO SPAZIO
(Le teorie di Sitchin )



Nella mitologia sumera il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia "figli di An", indica l'insieme degli dèi sumeri.
Essi erano costituiti in un'assemblea, presieduta da An, dio del cielo. Tale assemblea si componeva dei sette supremi, di cui facevano parte i quattro principali dei creatori (An, Enlil, Enki, Ninhursag), con l'aggiunta di Inanna, Utu e Nanna e di 50 dei minori, detti anche Igigi.
Secondo Zecharia Sitchin gli Annunaki sarebbero degli alieni provenienti da Nibiru, un pianeta del nostro sistema solare. Secondo questa tesi avrebbero avuto un ruolo importante nella veloce evoluzione della civiltà umana e in particolare di quella sumerica. I signori di Nibiru, sin dall'antichità, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta. All'inizio furono inviate delle sonde automatiche per verificare l'abitabilità del nostro mondo. Quando il pianeta Nibiru giunse nel punto della sua orbita più vicino alla Terra fu inviata una prima spedizione umana capeggiata da Enlil, un nome che ricorre spesso nella mitologia dei Sumeri. I luoghi scelti furono la Valle del Nilo, la Valle dell'Indo e la Mesopotamia.
Diverse critiche sono mosse a Sitchin, tra cui quella di fondare la sua teoria sulla traduzione generalmente errata sia di singole parole, sia di porzioni di testo. Quando Sitchin elaborò la sua teoria e pubblicò i primi testi, il Sumero era una lingua ancora poco comprensibile e nota solo a pochi specialisti. In seguito alcune pubblicazioni di massa, come il Sumerian Lexicon, ne hanno diffuso la conoscenza e permesso di verificare la traduzione di Sitchin.


La storia degli annunaki

Nibiru e Tiamat sono pianeti. O meglio, il secondo lo era. Nibiru, alias Marduk per gli Assiri, è il decimo pianeta del nostro Sistema Solare, un pianeta dall’orbita estremamente ellittica, che lo porta a transitare in prossimità della Terra ogni 3600 anni. Tiamat era il pianeta, posto tra Marte e Giove, da cui ebbero origine – dopo l’impatto – Terra, Cintura degli Asteroidi e comete.
Uno dei satelliti di Nibiru colpisce Tiamat, quasi lo spacca in due, aprendo una fenditura che causa sconvolgimenti apocalittici. Al successivo passaggio di Nibiru, il nuovo scontro e la frattura totale, che è anche all’origine della particolare disposizione geo-oceanica della Terra: da un lato, le terre emerse, dall’altro – quello dell’impatto – una colossale depressione, l’Oceano Pacifico.
Da quel momento in poi, Nibiru prende a transitare in maniera regolare sulla nuova orbita, per fortuna senza più massacrare la Terra a ogni passaggio, almeno per qualche decina di milioni di anni… E da quel momento prendono il la gli eventi narrati nella mitologia sumera, che – questo è difficilmente opinabile – costituiscono la base per la Genesi biblica, e per il corpus mitologico di molte altre civiltà. La Mitologia stessa, quindi, non sarebbe un insieme di storie inventate, ma null’altro che un grande libro di Paleontologia e di Archeologia, narrato magari per allegorie e metafore – ma neanche più di tanto.
Ma saltiamo avanti con un fast forward fino a 450.000 anni fa. In mezzo non succede nulla d’interessante.
Questa l’epoca in cui la gente di Nibiru scese sulla Terra.



All’inizio ci arrivarono per caso: uno di loro – Alalu – era infatti stato esiliato dal proprio pianeta e aveva trovato rifugio sul nostro, scoprendovi l’oro, per questo popolo utilissimo: l’atmosfera di Nibiru era compromessa, e questi extraterrestri avevano identificato nell’oro l’elemento necessario per purificarla. (Un problema, il loro, quantomai attuale). E questo peraltro sta anche alla base del valore atavico dell’oro nelle culture umane. L’oro, si diceva, lo avevano trovato nel Golfo Persico. Qui scesero, e presero a estrarlo dal fondo marino; ma ben presto non bastò più, così cercarono altre miniere, trovandole nell’Africa meridionale. Mandarono del personale a scavare con fatica per estrarre il prezioso metallo: gli Anunnaki – o Nephilim, in Ebraico.

Intanto, si susseguivano vari eventi, tra cui una guerra: la Guerra degli Antichi Dèi, che avrebbe trovato importante eco in tante mitologie. Anunnaki: creazione di Adamo
All’inizio erano gli stessi Anunnaki a portare avanti i lavori, ma i minatori dopo qualche decina di migliaia d’anni di sfruttamento si ribellarono. Così, i responsabili della missione terrestre decisero di creare una nuova razza, verso il 300.000 a.C. – questa sarebbe la data reale dell’apparizione dell’homo sapiens – a partire da un primate compatibile con il loro DNA. Dai loro esperimenti di ingegneria genetica, in cui mescolarono il loro codice genetico con quello della creatura autoctona, derivarono molti ibridi raccapriccianti [ndr: come quelli descritti da Elvezio Sciallis nel Teratonomicon] , prima di giungere a un risultato decente; ma alla fine ottennero ciò che volevano: una specie di schiavi, sufficientemente intelligente e controllabile, e abbastanza forte per lavorare nelle miniere.



Gli Anunnaki avevano costruito veri e propri porti spaziali sulla Terra – da questi porti andavano e venivano a bordo delle loro astronavi. E una serie di insediamenti, all’inizio sette, per il controllo e la gestione della missione. In origine si limitarono a utilizzare gli uomini per i lavori, e la Terra come miniera; poi, col tempo, la colonizzarono effettivamente. Alcuni degli Anunnaki si stabilirono sulla Terra, spartendosi aree di potere e divenendo quelli che per gli uomini erano dèi. E non solo: all’inizio il Lavoratore Primitivo, l’uomo, era sterile; ma col tempo alcuni degli Anunnaki – creando forti contrasti interni con chi non era d’accordo – decisero di dargli la possibilità di riprodursi. Spesso alcuni di loro cominciarono a sposare le figlie dell’Uomo, e addirittura assegnare incarichi di comando a determinati “ibridi” così generati. Questo non piaceva affatto a Enlil, il leader degli Anunnaki sulla Terra, e si diede di nuovo fuoco alle polveri delle rivalità tra le varie fazioni.
La faccenda dei rapporti misti, Enlil l’aveva presa davvero male, e cominciò a tramare la rovina del genere umano; cosa che avrebbe portato a termine con discreto successo più o meno nell’11000 a.C.: accortosi che il periodico passaggio di Nibiru in prossimità della Terra causerà un terrificante maremoto, costringe gli altri Anunnaki a fare i finti tonti e non rivelare nulla agli uomini.



Come si è capito, si parla del Diluvio Universale, ripreso poi in pratica da tutte le mitologie di ogni popolo, con varianti piccole. E che un “diluvio” di dimensioni – appunto – bibliche ci sia stato è ormai tesi accettata da sempre più studiosi. Alcuni Anunnaki, però, impietositi, rivelano a Ziusudra (il prototipo del Noè biblico) ciò che sta per succedere, e gli suggeriscono caldamente di munirsi di un sommergibile. Così egli sopravvive, portando con sé un po’ di gente e animali vari. Dopo il Diluvio, lo stesso Enlil si rende conto che forse ci è andato giù un po’ pesante. Gli Anunnaki iniziano così a insegnare agli uomini, la cui razza fanno “ripartire”, alcune delle loro conoscenze tecniche e scientifiche, rendendoli via via più indipendenti, e incarnando le loro divinità. Seguono grandiosi lavori di bonifica, per risollevare le terre dal fango: di questi si trova larga eco nelle antiche cronache di molti popoli, come quello Egizio – la stessa parola Egitto significa “la terra sollevata”.
Ai posti di comando nelle gerarchie umane, invece, insediano incroci – semidèi – che portano nelle vene parte del sangue alieno. Per questo nelle antiche liste dei Re appaiono, negli anni primevi, figure benedette da vite lunghissime (tanto in Egitto, quanto in Mesopotamia, come nella Bibbia e in molte altre antiche scritture): infatti non erano del tutto umani, e gli Anunnaki raggiungevano età incredibili per i nostri canoni.



Seguirono molte guerre e scontri (gli Anunnaki non dovevano essere troppo diversi da noi in quanto a capacità di mantenere la pace e risolvere i problemi con il dialogo), tra cui la Guerra della Piramide, in cui la Piramide di Cheope – uno degli edifici legati al controllo del volo spaziale – venne spogliata delle sue attrezzature. Queste guerre venivano combattute con terrificanti armi – le saette scagliate da Zeus altro non erano che un esempio di questo arsenale – tra cui vere e proprie testate atomiche.
Fu nel 3760 a.C. che gli Anunnaki concessero la sovranità all’uomo. Da quest’anno inizia il computo degli anni per i Sumeri, e così il calendario Ebreo – che ne sarebbe derivato. È l’inizio della civiltà sumerica.
Non che cambi molto: continuano guerre a profusione. Ciò che cambia è che a combatterle sono sempre di più gli uomini; come pedine degli dèi, certo, ma non solo. Cominciano a combattere anche a titolo personale. Intanto, nel 3100 prima, e nel 2900 poi, la civiltà viene esportata anche in altre due “Zone” colonizzate dagli Anunnaki: quella del Nilo e quella dell’Indo. Le genealogie degli dèi di queste zone, infatti, coincidono. La Zona del Giordano, invece, viene mantenuta di esclusivo appannaggio degli Anunnaki, tabù per gli Uomini.
Le guerre e gli scontri degenerano, rischiando di sprofondare nel Caos la civiltà, specialmente quando Marduk, uno degli Anunnaki, si mette in testa di voler diventare il dominatore assoluto, controllando il porto spaziale. Dopo una serie di lotte e battaglie, in cui è coinvolto il biblico Abramo, lo sfacelo culmina e termina con un vero e proprio olocausto nucleare, che spazza via le città cananee (Sodoma e Gomorra tra queste) e genera un’orribile nube radioattiva che causa la rovina delle antiche città mesopotamiche.


Il mito come storia e non come "storie"

Quella che abbiamo visto nelle due puntate precedenti è, per sommi capi e in modo alquanto grossolano, la ricostruzione di Zecharia Sitchin, uno di quegli studiosi che – con tAnunnaki: Zecharia Sitchinutti i suoi difetti, primo fra tutti l’eccesso di assiomaticità – davvero è capace con le sue esplosive e brillanti teorie di mettere il peperoncino sulla parola “Archeologia”. Un vero sconvolgimento della nostra concezione della Preistoria e della Storia antica, non c’è che dire, che potrebbe sembrare la trama di una grande saga di Fantascienza. In effetti, i libri di Sitchin possono benissimo anche essere letti come romanzi, tanto sono avvincenti e ricchi di risvolti intriganti. Ma, secondo lo studioso, decine di autori suoi sostenitori, e milioni di suoi lettori, le cose sono andate proprio così.
Esistono molte varianti – e tantissime devianze poco serie – proposte da altri studiosi e promotori dell’ipotesi degli Antichi Astronauti. Ma il canovaccio è questo, e i concetti fondamentali, al di là dei dettagli, restano invariati.
Possiamo dividere, per meglio comprendere, le teorie di Sitchin in due tronconi: il primo possiamo chiamarlo “cosmogonico”, sulla creazione della Terra da Tiamat. Il secondo, quello delle “cronache della Terra”, ovvero da 450.000 anni fa in poi: la colonizzazione da parte degli Anunnaki del nostro pianeta. Possiamo vederle come due diverse teorie, nella sostanza, perché pur con punti e basi di contatto sono piuttosto indipendenti: niente vieta di pensare che Sitchin, per esempio, abbia torto riguardo la cosmogonia, ma invece ragione per quanto riguarda buona parte delle imprese degli Anunnaki sulla Terra – semplicemente, magari non venivano da Nibiru. E viceversa.
Ma su cosa si basano teorie così complesse e, per lo meno all’apparenza, bizzarre?
Abbastanza semplice a dirsi: sull’interpretazione che Sitchin fa della mitologia sumera in primis, e di altri antichi testi tra cui testimonianze egiziane, Veda indiani, miti greci, e libri sacri dell’Ebraismo. Il tutto corroborato da indizi archeologici e scientifici di varia natura (dalla Genetica all’Astronomia; non si può dire che il russo non sia un uomo di vasta cultura).
Presupposto fondamentale: il modus operandi di Sitchin prevede una lettura letterale delle fonti. Se quindi su un testo sta scritto che Tizio ha vissuto 1000 anni, allora significa che Tizio ha vissuto 1000 anni, e non “a lungo”. Se si parla di una guerra combattuta tra le nuvole, da navi di fuoco che gettano fulmini, questo non è una favola, né metafora di una guerra molto intensa, ma significa che questi ragazzi volavano su mezzi volanti che se le davano di santa ragione sparandosi addosso scariche elettriche a voltaggio altissimo.
Quindi, in sostanza: il mito non sono “storie”, ma diviene Storia.


Zecharia Sitchin

E gli antichi popoli dicono, praticamente tutti, una cosa ben precisa: “Abbiamo ricevuto le nostre conoscenze scientifiche e tecnologiche da esseri venuti dal cielo, che ci hanno insegnato”. Attenzione, perché in queste cronache non si parla di “dèi”, questa è una definizione successiva, dovuta ai Greci e poi alla prima interpretazione della mitologia sumera: si parla in maniera piuttosto esplicita – e qui è difficile contestare – di qualcosa di molto simile a persone in carne e ossa. E più che di “magia”, Anunnaki: nave volante di Sitchinè lecito vedere trasparire una loro notevole conoscenza “tecnologica”; se questo, spiega lo stesso Sitchin, poteva sfuggire agli archeologi del secolo scorso, dovrebbe apparire lampante agli uomini della nostra epoca, capaci di riconoscere aeroplani, armi sofisticate, astronavi, tute spaziali et cetera. Immaginiamo che la nostra civiltà si estingua, e che dopo migliaia d’anni le nostre tracce vengano trovate da una civiltà nuova, e meno evoluta: leggendo le nostre cronache di macchine che si muovono da sole e armi di distruzione di massa non penserebbero forse che si tratti di “miti”? Non dimentichiamo che “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia” (Arthur C. Clarke).
E riflettiamo su un altro elemento: quando le antiche cronache parlano di queste vicende, sono molto, molto precise e concordanti riguardo le date e in generale la cronologia degli eventi – caratteristica che difficilmente si sposa con una dimensione mitica, e quindi per sua natura a-temporale, e invece fondante per una dimensione storica.
Ora, la domanda è: perché i Sumeri, e così gli altri popoli, avrebbero dovuto raccontare “frottole”? Perché dire che hanno ricevuto la conoscenza da queste genti, se così non è? A che pro?
Un’ultima importante considerazione: spesso, nella nostra lettura degli antichi documenti, è lo studioso moderno a stabilire dove si ferma la Storia e dove inizia il mito. E questo confine viene quasi sempre stabilito in maniera del tutto arbitraria, sulla base di cosa noi riteniamo possibile e impossibile, e non sulla base di cosa sia possibile o meno – cosa che in alcun modo possiamo sapere. Troia è stata ritenuta mito per secoli, e così Sodoma e Gomorra, e si potrebbe andare avanti molto a lungo; procediamo, dunque, tenendo bene in mente questi concetti.



Interpretazione letterale, dicevamo, ma con un’importante differenza (in certo senso dissonanza metodologica) per quanto riguarda la parte coAnunnaki: Enuma Elishsmogonica – che anche per questa ragione ho voluto sottolineare essere indipendente: Sitchin si basa sull’Enuma Elish, il poema della Creazione dei Babilonesi. Ma in questo caso lo legge in chiave allegorica (comunque non mitologica, ovvero ritiene si tratti comunque di fatti accaduti, ma narrati attraverso simboli): là dove si parla di battaglie di dèi, Sitchin legge nomi e caratteristiche di pianeti e satelliti in collisione – trovando molte corrispondenze; per esempio, i colori dei pianeti.



Sitchin procede per il resto a una lettura comparata di fonti storiche e mitiche provenienti da diverse aree geografiche, cercando – e trovando spesso – conferme.
Va detto, e lo diciamo immediatamente, che in molti casi si tratta della personale traduzione di Sitchin delle antiche tavole. I detrattori – che nel 90% dei casi, anche questo va detto per par condicio, non hanno mai preso in mano un libro di Sitchin e questo risulta evidente leggendoli – direbbero che si tratta sempre delle sue traduzioni, e questo è falso. Sitchin infatti compie un lavoro filologico monumentale, e analizza tutte le traduzioni disponibili, integrandole con le proprie. Queste, è vero, non sempre sono corrispondenti con la traduzione “ufficiale”, e a volte vanno in contrasto – è stato argomentato – anche con gli stessi dizionari mesopotamici. E si basano su alcuni presupposti fondamentali propri dello studioso russo, che a loro volta non sono condivisi dalla maggior parte degli esperti. In primis la conoscenza dei Sumeri del “dodicesimo pianeta”, che – Enuma Elish a parte – viene dedotta da Sitchin a partire da una tavola d’argilla: la famosa VA 243.
Di cui parleremo, più avanti.
La teoria di Sitchin, pur con alcune innegabili forzature e debolezze, resta tuttavia un quadro coerente e un’ipotesi da prendere seriamente in considerazione per quanto riguarda le nostre origini. È improbabile che le cose siano andate esattamente come racconta lo studioso, ma questo non significa che non possa esserci del vero – e dopotutto anche nelle teorie accademiche le lacune e gli errori emergono ogni giorno, senza che esse decadano in toto.

Ospite
Ospite


Torna in alto Andare in basso

Torna in alto

- Argomenti simili

 
Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.