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" E quando quella notte verrà, come sicuramente sarà, io saprò da questi segni che siete stati indegni ed io ritornerò"

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" E quando quella notte verrà, come sicuramente sarà, io saprò da questi segni che siete stati indegni ed io ritornerò" Empty " E quando quella notte verrà, come sicuramente sarà, io saprò da questi segni che siete stati indegni ed io ritornerò"

Messaggio  Ospite Sab Apr 28, 2012 4:21 pm

" E quando quella notte verrà, come sicuramente sarà, io saprò da questi segni che siete stati indegni ed io ritornerò" Caino_10

In origine era Caino, che venne maledetto da Dio per il suo blasfemo peccato: l'aver versato il sangue di suo fratello Abele.
Caino fu esiliato nelle terre a occidente dell'Eden, la Terra di Nod (e da qui il nome del Libro ). In essa trascorse lunghe ere e il suo cuore si indurì per le privazioni e l'odio-amore verso il suo Creatore, crescendo superbo e solo.
Fu così che Caino, quando Dio gli inviò i suoi Arcangeli, rifiutò qualsiasi proposta di redenzione e sottomissione a chi lo aveva allontanato. Gli angeli dunque gli inflissero le loro maledizioni, ovvero i più noti anatemi vampirici: la Luce del Sole, il Fuoco, la Sete di Sangue.
Intanto gli altri figli di Adamo e di Eva, popolarono tutte le terre e fondarono le prime città. Tra di loro si aggirava Caino, reietto tra gli uomini, sfamandosi su di loro, e in lui cresceva sempre più la solitudine.
Decise così di tramandare la sua condanna, così da condividere con qualcuno il proprio fato. Scelse tre Figli dell'Uomo: Enoch, Zillah e Iradh.
Ed essi erano vincolati alla volontà del loro Sire, che gli impediva di creare altri vampiri.
A questo seguì la fondazione della Prima Città, Enoch (in onore del suo primogenito), in cui i Vampiri si aggiravano come dèi tra gli uomini e in armonia tra di essi, e in seguito la disobbedienza dei Tre che crearono la loro progenie (ovvero i capostipiti dei Clan attuali)
Ai tempi della Prima Città i figli di Caino regnavano sull'Umanità, si cibavano del loro Sangue, vivevano della loro adorazione, dèi tra i mortali.
Caino si malediceva nella sua solitudine ricordando il momento in cui aveva generato la sua prole, odiava e amava i suoi figli che indegni sprecavano il dono del loro padre.
Dio osservò il mondo e vide la corruzione terribile che animava l'uomo, vide le sue opere blasfeme, vide il male che era nato tra le mura di Enoch.
Decise di mettere fine allo scempio delle sue creature, di far cessare l'esistenza di quel luogo di nefandezze… e per quaranta giorni e quaranta notti le cateratte dei Cieli si aprirono e fu rifluire di acque. I figli dell'Uomo e la progenie di Caino furono sommersi dai flutti, e molti perirono in quei giorni lontani.
Solo pochi uomini ebbero la fortuna di sopravvivere, solo i prescelti del Signore, solo coloro che lo avevano amato e servito fedelmente. I figli di Caino sopravvissero, ma soli e impauriti in un mondo coperto di acque, e a lungo giacquero sul fondo del mare, a lungo patirono la sete del sangue loro amato…fu così che cominciarono a perpetrare l'atto più empio che potessero commettere: il cibarsi l'uno sull'altro.
Caino giacque solo nel suo palazzo in fondo al mare, solo, senza proferire parola alcuna a chi dei suoi figli era venuto a implorarlo di aiutarli.
Dopo il Diluvio, con il terribile fardello di incalcolabili vittime, Dio fece un patto con l'Umanità per il quale mai più avrebbe riversato la sua ira sulle sue creature, anche se corrotte a tal punto. Il segno di questo patto fu l'arcobaleno.
Quando l'uomo tornò a calcare la calda terra i Cainiti li avevano preceduti da lungo tempo, ma solo per andare incontro ad una ben peggiore condanna.
Caino, saputo cos'era successo ai suoi figli, e in particolare cos'era accaduto ad Enoch, suo primogenito e prediletto, non ebbe più pietà per i sopravvissuti, l'ira lo percosse fino in fondo all'animo. Niente nel mondo tutto avrebbe potuto spaventare i figli di Caino, ma l'ira di loro padre li sconvolse.
Egli camminò fra loro, e chi si accorse della terribile gravità di quel momento fu svelto a fargli largo. Fermatosi di fronte ai suoi figli e riunitili attorno a lui proferì una maledizione, ma non una maledizione che li colpisse tutti in pari modo, ma una espressa per ognuno di loro, perché egli conosceva il loro animi e i segreti che vi attendevano celati:
"A colei che non pensò ad altro se non alle proprie fuggevoli passioni anneghi e sia schiava di quel piacere" (Toreador)
"Colui che si disse innocente perché dominato dalla Bestia sia asservito ad essa per sempre" (Brujah)
"Colui che non agì, ma abbandonò gli altri al loro fato, sia lui stesso messo al bando e creduto da nessuno" (Ravnos)
"Colei che usò le bestie selvagge come alleati per i suoi assassinii, diventi essa stessa una bestia, così che tutti gli uomini la sviliscano" (Gangrel)
"Colui che volle nascondere i propri mostruosi atti diventi mostruoso nell'aspetto, e destinato a vivere in solitudine ed oscurità" (Nosferatu)
"Colui che visse la tenebra della sua stessa fame, sia incatenato a quell'oscurità per sempre, razza più vile, odiata da Dio" (Setiti)
"Colui che amò la morte per come essa è, vesta il suo abito perché tutti lo vedano e da essi sia temuto" (Cappodocii)
"Dannato il mio figlio più orgoglioso, il cui stesso orgoglio fu a tradirlo. Possa il sangue dell'umile indebolirlo, e non dargli alcun nutrimento" (Ventrue)
"Dannato il mio figlio più oscuro, che uccise con le ombre. Possano le ombre velare la sua anima, così che tutti conoscano le sue colpe" (Lasombra)
"Ecco il mio figlio privo di amore, che si nutrì del dolore degli altri. Possa lui conoscere eguale tormento in ogni dominio che non sia il suo" (Tzimisce)
"Ecco il mio figlio più mortale, che amò l'omicidio per il solo suo piacere. Diventi dipendente da quel piacere, che tutti lo fuggano e aborrano" (Assamiti)
"Ed ecco il mio figlio più sciocco, che ricorreva alla follia per il suo piacere. Possa egli diventare pazzo realmente, così che tutti temano la sua compagnia" (Malkavian)
Quando Caino ebbe detto queste cose la notte era silenziosa e nessuno osò parlare. Eppure c'era ancora uno che non era stato nominato, e tutti gli occhi si volsero a lui.
"Dolce Saulot, le cui vie erano quelle della guarigione, e che ha cercato lealmente il sangue suo nutrimento, tu non sarai maledetto" disse Caino " perché tu sia guardiano della salvezza promessa, un faro di speranza per chi cerca la redenzione".
"Possano tutti i miei figli vedere ciò che sei, così che sappiano quando cammini fra di loro" e poi " finchè tu sarai sulla terra, essi non saranno del tutto persi. Siate tu e i tuoi discendenti come maestri per loro, cosicchè si risorgano e si salvino"
"E se il giorno verrà in cui saranno così ciechi o così posseduti da rabbia gelosa da sradicare la radice dal giardino della salvezza sia la loro stessa anima a perire"
"Se il giorno venisse in cui tu fallirai nel valutare il dono che io ti dò, possa lo stesso segno essere volto contro di te, e coloro che ora ti guardano con gelosia ti diano la caccia."
Essi restarono muti alle sue parole, sapendo di essere dannati per sempre, una volta maledetti dalla rabbia del Signore, ora dalla sua. Ma lui non aveva terminato e disse:
"Possa il vostro sangue indebolirsi ad ogni generazione, così che ogni vostro figlio non sia pari al proprio sire, e che non possa ergersi contro di lui. Siate incatenati e schiavi della debolezza, dove la forza ha fallito. Scegliete con accortezza la vostra progenie, e ponete attenzione al loro sangue, perché un giorno esso sarà così debole da essere solo lievemente al di sopra dei mortali.
E quando quella notte verrà, come sicuramente sarà, io saprò da questi segni che siete stati indegni ed io ritornerò".
Da quella notte Caino non fu più visto. Molte dicerie sono nate sulla sua scomparsa e molte altre sui fatti di quelle lontanissime notti. Leggenda e realtà si distorcono assieme creando nuovi miti, retaggio di generazioni che ormai hanno il sangue tanto debole da non potere creare altri discendenti.
L'Ultima Notte è vicina, i segni sono nel Cielo!

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